
Lampedusa ad Ottobre: ecco 5 buoni motivi
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Centro di Recupero Tartarughe
Novembre 19, 2019Oggi si parla tanto del fenomeno immigrazione, degli sbarchi dei clandestini, argomento che spesso viene vissuto da chi si trova al di fuori della nostra realtà con una visione un pò distorta.
Noi che ci siamo dentro e che viviamo con razionalità questo fenomeno siamo riusciti a cogliere anche alcuni aspetti di questo particolare momento storico che spesso vengono sottovalutati o magari dimenticati.
Il mare di Lampedusa è rinomato per la sua straordinaria limpidezza e la varietà dei suoi scenari: dalle piccole spiagge di sabbia bianca finissima che si aprono a sud, ai grandi costoni di roccia calcarea che scendono a picco lungo il litorale nord. Ma non solo, la pescosità di questo tratto di mare ha contribuito a rendere questa perla del mediterraneo, rendendo Da generazioni ormai la nostra terra è una terra di pescatori.

La nostra isola che oggi è il simbolo della rotta dei migranti, è abitata da anziani che ci raccontano ed insegnano che fino a cinquantanni fa però erano proprio loro a partire per andare a cercare lavoro in Africa.
Difatti, soprattutto durante il fascismo, e fino agli anni ’50, molti isolani – come tanti altri italiani – si trasferivano in Tunisia (in particolare nelle città di Sfax, Mahdia, Susa) per sfruttare la pescosità del mare e cercare condizioni di vita più vantaggiose.
L’immigrazione italiana andò scemando via via dopo la proclamazione dell’indipendenza della Tunisia, che avvenne nel 1956. Per cui oggi sono in pochi a conservare una memoria diretta di questo fenomeno.

Dunque la storia personale di molti isolani è intrecciata alle terre del Nord Africa, e testimonianza di come le sponde dei due continenti nella realtà siano più vicine di quanto si immagini, e di come da sempre il Mediterraneo rappresenti per i popoli un mezzo per cercare un futuro migliore.

l’Italia è da sempre stato un luogo di mescolanza inestricabile ed inevitabile. Un luogo di partenze, di arrivi, poiché gli italiani viaggiano da prima ancora che l’Italia esistesse, quando gli si apparteneva semplicemente approdando sulle sue coste: magari in fuga dalla Turchia, da Troia in fiamme e con il padre Anchise sulle spalle, passando per l’ospitalità di una principessa tunisina.
Noi siamo questo. Lo siamo sempre stati. Anche quando, sul finire del XIX secolo, in milioni ci siamo riversati nelle Americhe alla ricerca di fortuna o, decenni più tardi, abbandonavano le campagne del Sud per incontrare la catena di montaggio tra Genova, Milano e Torino. Non abbiamo smesso di esserlo quando, diventati un Paese ricco e industrialmente avanzato, centinaia di migliaia di migranti hanno iniziato a guardare all’Italia come i nostri nonni e padri guardavano al porto di New York, alle banchine di Ellis Island, alla Svizzera, alla Germania o ai cancelli di Mirafiori.

Ed è proprio questo ciclo storico e al nostra storia che ci ha portato ha vivere con grande umanità e comprensione questo fenomeno sociale.




